L’America di Marco Barberio
22 febbraio 2015

L’America di Marco Barberio:
dalle icone pop al linguaggio cinematografico

Lettura critica di Sonia Patrizia Catena

Milano, 22 febbraio – Ambienti, paesaggi metropolitani, architetture, strade e luoghi catturati dall’obiettivo della macchina fotografica di Marco Barberio. “Scatti” pittorici che colgono la cultura americana e la potenza cromatica delle immagini, dei marchi e delle città. La macchina fotografica è solo il pretesto per determinare l’inquadratura e il taglio particolare di un istante, il momento perfetto. È con la pittura che il soggetto è indagato e conosciuto in ogni aspetto, soprattutto quello cromatico.
Acrilici, spray e stencil “raccontano” luoghi, brand e colori del Nuovo Mondo in cui Vespa, Fiat 500, Coca Cola e Nike diventano icone di un stile, di un American Style. Simboli di una cultura pop e di consumismo, dove sono le cose e non le persone i veri protagonisti della scena. In Dodge, 500, Nike e Porsche gli oggetti pop sono rappresentati con la street art e divengono elementi di interior design, dalla strada entrano in casa mediante un calco in resina del muro.
La resa pittorica è glamour, patinata, tutto brilla e il colore cromato luccica intensamente, grazie alla pittura acrilica che stesa per strati connota una certa plasticità e matericità alla composizione. Nulla si mescola o si fonde, la rapida asciugatura porta a una stratificazione materica, ove tutto rimane in superficie, come superficiali sono gli oggetti di consumo che circondano la nostra vita.
Nelle “inquadrature” pittoriche i paesaggi urbani non sono solo scenografie, ma momenti di sospensione, di perdita dei punti di riferimento. Sono inizi di storie, inizi di un film americano, fermi immagine che narrano episodi entro spazi definiti da cornici. Il tempo è congelato e la tensione inerte, mentre l’azione sembra “fuori campo”, in un mondo altro. Queste scelte linguistiche avvicinano Barberio al mondo del cinema, alla temporalità sospesa di Michelangelo Antonioni e, alla spazialità di David Lynch e Wim Wenders.
Lo spazio rappresentato si svuota, le figure umane si dissolvono per lasciare il posto agli oggetti, ai mezzi di trasporto o ai cartelli stradali. In Coca Cola Truck il campo è medio, il camion è il vero protagonista e l’ambiente diventa lo sfondo, neppure dal titolo si comprende il luogo preciso. In Stockton Ellis l’opera è tautologica, lo stesso titolo si ripete nella pittura tramite un cartello che ne indica il nome. Qui il campo è lungo e permette di scorgere una porzione di ambiente più ampia ma al contempo spersonalizzata in cui si muove il protagonista, il camion. In 5th Avenue l’unico riferimento della località è un taxi in cui scorgiamo l’acronimo di New York: NYC, mentre solo il titolo ci permette di identificare una precisa strada. La città è posta in secondo piano rispetto alla mezza figura che riempie la scena. Una persona finalmente appare, ma non comunica, è di spalle e non ci guarda, rimane nel suo isolamento, “protetta” e avvolta dagli oggetti di consumo.

 

curatore:prof. Lorenzo Argentino
lettura critica: Sonia Patrizia Catena

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